mercoledì 30 novembre 2011

Quanto possiamo chiedere al nostro fisico di dimagrire ????


Un indice importante dei nostri limiti fisici è la circonferenza del polso.
Si possono inquadrare in 3 categorie (donne) :
-         Longilineo (circonferenza  entro 14 cm.)
-         Normolineo (circonferenza 14-18 cm.)
-         Brevilineo ( circonferenza oltre 18 cm.)
2 persone della stessa altezza, ma con una circonferenza del polso diversa possono raggiungere un peso ideale teorico diverso. E’ un indice  più preciso di quello dell’ indice di massa corporea.
La formula di calcolo (per le donne) è :
-         Polso entro 14 cm.
Peso = 68 x altezza (m.) – 61
-         Polso 14 -18 cm.
Peso = 68 x altezza (m.) - 58
-         Polso oltre 18 cm.
Peso = 68 x altezza (m.) – 51,5
Come possiamo notare, la differenza  puo’ arrivare fino a 9.5 Kg. Tra una persona longilinea e una brevilinea.
Come si misura la circonferenza del polso :
Il soggetto in piedi con l’ avanbraccio retto e con il piano ella mano rivolto verso l’ alto. La muscolatura è rilassata.
La misurazione si fa sotto i processi stiloidei del radio e dell’ ulna, senza comprimere i tessuti molli (come nella foto).
Per determinare la morfologia possiamo usare anche la formula :
morfologia = altezza (cm.)/circonferenza polso (cm.)
Risultano le stesse tipologie (per donne) :
a) più di 10,9  = longilineo
b) 9,9- 10,9 = normolineo
c) meno di 9,9 = brevilineo
Quindi prima di stabilire gli obiettivi di dimagrimento teniamo in considerazione i nostri limiti.

martedì 29 novembre 2011

Il grande affare del dimagrimento


Fa parte oramai del quotidiano leggere ovunque, giornale o rivista, articoli che propongano il tema delle diete.
Il business del dimagrimento ha prodotto diete di ogni tipo: diete raramente corrette e equilibrate il più delle volte assurde e contraddittorie. Questa regressione ha causato  spesso lo sviluppo di diete mal gestite tese all’immediato traguardo del dimagrimento e quasi mai, invece,  alla nascita di un modello di educazione alimentare e comportamentale che resta l’unica via percorribile per prevenire i rischi dell’aumento ponderale.
Purtroppo a quegli obesi che vorrebbero delegare ai farmaci quanto non è loro consentito dalla pigrizia e dalla cattiva volontà va  chiarito che i medicinali oggi disponibili non possono risolvere davvero il complesso problema dell’obesità.
Per il trattamento dell’ obesità sono 2 categorie di medicinali :
-         il cui principio agisce bloccando le lipasi pancreatiche ed impedisce l’assorbimento di circa il 30% del grasso contenuto nella dieta
-         il cui principio agisce a livello del sistema nervoso centrale inducendo del senso di sazietà e l'incremento del dispendio energetico ( fa bruciare più calorie)
Nessuno dei 2 deve essere considerato come la soluzione al problema del sovrappeso.
La maggior parte delle persone, infatti, dopo essere dimagrite durante il periodo di trattamento farmacologico, una volta sospesa la terapia riacquistano il peso perduto, senza parlare dei numerosi effetti collaterali che questi farmaci hanno sull’organismo.
Occorre quindi, ricordare che vanno sempre utilizzati sotto controllo medico nell'ambito di interventi generali che prevedano anche una dieta ipocalorica e un programma di attività fisica per brevi periodi di tempo al fine di abituare il paziente a ridurre il consumo di cibo.
Gli altri rimedi in commercio o sono quasi del tutto inutili perché privi di documentata attività (tisane e prodotti di erboristeria) o mancano di prove scientifiche in quanto fanno perdere solo acqua (diuretici) o la massa proteica piuttosto che quella grassa (estratti tiroidei) oppure contribuiscono solo a fronteggiare la stipsi più che la fame (crusca e fibre varie) o si limitano a fornire un ridotto quantitativo di calorie per confezione (sostituti dei pasti).
La chirurgia estetica è un' altra soluzione (molto più costosa), ma altre tanto  poco duratura perché le cellule staminali (in questo caso quelle di grasso) fanno il loro lavoro : quello di rigenerarsi e quindi il grasso si riforma, se dopo l’ intervento si torna alle vecchie abitudini alimentari e stile di vita.
La verità è una sola :  serve diminuire la quantità di cibo e aumentare l’ attività fisica.
Di solito si tenta di diminuire troppo drasticamente la quantità di cibo e il corpo si ribella, è una reazione normale. Se una persona passa da 2000 kcal a 1200 kcal (non bisogna mai scendere sotto) provoca una reazione spiacevole. La fame è frustrante, per non parlare della reazione del metabolismo che comanda l’ interruttore   consumo/accumulo sull’ accumulo e NON SI DIMAGRISCE !!.
Aumentare invece l’ attività fisica e diminuire il cibo di solo 300 kcal. si riesce a gestire bene tutto (il fisico e la psiche). Tutto è molto più facile a condizione di farlo non per 1-2 mesi aspettandosi a dei risultati immediatamente visibili, ma come normalità di tutti i giorni.

sabato 26 novembre 2011

Il nuoto in gravidanza


Visto che l’ argomento è sia molto delicato e molto vasto, cercherò di abbordarlo con cautela e non fare la sapientona.
Sarebbe  consigliabile che ogni madre in procinto di affrontare una gravidanza, consultasse un medico prima di iniziare qualunque attività fisica.
In caso di assoluta normalità ogni donna dovrebbe essere non soltanto autorizzata, ma motivata e incentivata a svolgere attività fisica sia prima, sia durante, sia dopo la gravidanza.
La parola d’ ordine nell’ attività fisica in gravidanza dovrebbe essere la moderazione, visto che un'attività fisica eccessiva da parte della madre potrebbe consumare troppo ossigeno e nutrimento, causando una riduzione dell'afflusso di sangue alla placenta, un ridotto apporto di glucosio o una situazione di ipertermia del feto.
Di solito si consiglia di effettuare attività fisica nei momenti freschi della giornata, cercando di reintegrare bevendo molto, l'acqua che si espelle con la traspirazione.
Si può affermare che il nuoto, ed il lavoro in piscina in genere, rappresenta l'attività più consigliata .
Nuotare con regolarità in gravidanza rappresenta uno strumento valido per migliorare la qualità del sonno e facilitare il rilassamento; ed il riposo rappresenta un fattore estremamente importante non solo per un qualsiasi individuo nella vita di ogni giorno, ma anche ed in  particolare per una donna in gravidanza.
Nella mamma, l'acqua favorisce il rilassamento e l'isolamento da stimoli esterni, facilitando un maggior contatto con la sua parte più intima ed aiuta la gestante a tralasciare la componente razionale e ad abbandonarsi al proprio istinto.
L’ attività fisica svolta in gravidanza riduce la percezione del dolore durante il travaglio, grazie alla secrezione costante e per tutto il periodo della gestazione, di beta-endorfine, sostanze in grado di innalzare la soglia personale di tolleranza al dolore.
L'aumento di massa corporea rappresenta un sovraccarico progressivo nel caso di attività fisiche come camminare, correre o salire le scale. La capacità di muoversi della donna si riduce e si verifica un cambiamento nel centro di gravità corporeo, con un'accentuazione della lordosi ed uno sbilanciamento in avanti. Si sottolinea e si ricorda che questa situazione, associata al rilassamento dei tessuti e ad una maggiore debolezza delle articolazioni, espone al rischio di traumi.
Il lavoro in acqua, praticato con la dovuta moderazione, permette di evitare simili complicanze.

venerdì 25 novembre 2011

Un modo facile e veloce per verificare se abbiamo ritenzione idrica


 Molte donne si lamentano di avere gambe pesanti, gonfie o semplicemente troppo grosse rispetto alle loro esigenze di bellezza.
Partiamo per prima dalla  biotipologia del corpo.  Le donne hanno prevalentemente una biotipologia ginoide (corpo a forma di pera) le cui caratteristiche sono : una distribuzione del tessuto adiposo prevalentemente a carico della metà inferiore del corpo accanto ad una accentuazione della struttura ossea del bacino rispetto alle spalle, tendono a bruciare poco grasso,  In generale un rapporto vita/fianchi < 0,78.
Questa distribuzione adiposa è sotto l’influenza degli ormoni femminili e persiste nella donna fino alla menopausa, età a partire dalla quale il tessuto adiposo aumenta  nella parte superiore del corpo e conferisce una ripartizione simile a quella dell’uomo (Biotipo Androide). Per questa motivazione il biotipo ginoide è detto ormonale.
Questa forma a pera non è esclusivamente femminile, ci sono anche maschi con questa corporatura, purtroppo.
La forma a mela, invece è caratteristica tipica maschile, ma ci sono anche donne con questa tipologia corporea : punto vita poco marcato, caratterizzato dall’accumulo di grasso nel collo, spalle, braccia, seno, torace, zona lombare, zona addominale, sopra l’ombelico,  rapporto vita/fianchi superiore a 0,80.
Valori superiori a 0.95 ed oltre il valore di 1 esprimono una patologica ripartizione del tessuto adiposo. . La donna per vivere in salute e a lungo deve appartenere sempre ad ogni età al biotipo ginoide con valore inferiore a 0.80.
Adesso torniamo ala ritenzione idrica.
Il volume della coscia è composta da : ossa, muscolo, grasso, acqua e pelle. Per minimizzarle la circonferenza bisogna lavorare sullo strato di grasso e l’ acqua extracellulare. L' eccesso di acqua extracellulare non è altro che ritenzione idrica.
E’ molto facile e veloce vedere se abbiamo le ritenzione idrica facendo così : tenere premuto un dito sulla superficie da verificare per 4-5 secondi, dopo di che vedere se rimane un alone più chiaro e in quanto tempo sparisce (più a lungo rimane, più percentuale di acqua in eccesso abbiamo).
Se non rimane alcun alone significa assenza di ritenzione idrica.
La ritenzione idrica si combatte consumando meno sale possibile, bevendo tisane depurative,  con massaggi drenanti e tanta attività fisica . 


Ho aperto anche il forum con lo stesso nome:
http://www.dimagrimenti-in-corso.2310063.n4.nabble.com/

Dimagrimento eccessivo


Essere eccessivamente magro è altre tanto inestetico come lo è essere eccessivamente grasso.
Essere magro  grasso è relativo e c’ entra poco con il peso. Il fatto che la massa magra (ossa e muscoli) hanno un peso specifico maggiore non è una novità.
Molte ragazze prendono come esempio le modelle alte oltre 1,8 m, che indossano una taglia 40 o addirittura una 38. A questa taglia corrisponde più o meno un indice di massa corporea intorno a 18 (NORMOPESO), che non significa assolutamente pesare 40 chili come si potrebbe credere. In generale una donna alta 1,8 m ha anche uno scheletro proporzionato e un 39-40 di piede, quindi non può pesare 40 chili.
Hanno un bassissimo percentuale di grasso corporeo, ottenuto co mezzi più o meno leciti. Non sono molti chili in più che li distingue dalla normalità. Una donna alta 1,8 m che indossa una taglia 42-44 è assolutamente normale (SE GENETICAMENTE LO è). Qui si tratta di COSTITUZIONE.
Bisogna tenere in considerazione il lato genetico. Forzare il corpo a dimagrire oltre il suo limite naturale porte a seri danni metabolici.
Se poi il dimagrimento diventa patologico, quando solo la magrezza diventa l’ unico punto forte, le cose si complicano ancora di più.
Dire che la colpa sia la moda   è un pò esagerato.  Bisogna cercare la causa altrove, perché non penso che tutti quelle che soffrono di anoressia vogliono fare le modelle. E vero che la maggioranza sono ragazze, ma ci sono anche ragazzi a soffrire di questa patologia. L’ anoressia è un problema serio, difficile da risolvere. Teniamo conto che il 20% dei malati gravi muore !!!
I modelli, quelli di vita, bisogna cercarli in famiglia, a scuola, nelle amicizie giuste.
Il dimagrimento eccessivo può “accadere” anche alle donne oltre i 40 anni. A questa età perdere 10 chili trasforma la pelle in un vestito di 2 taglie più grande, flaccida sulla pancia e sulle gambe, e il seno svuotato. Se questi chili di grasso non sono sostituiti da massa muscolare, l’ effetto sarà quello sopra descritto. Lo stesso vale anche per il viso e collo.
Fattevi un serio analisi prima di decidere quanto e come dimagrire !!!
La cosa ideale è mantenersi in forma con lo sport. Guardate il risultato !!

mercoledì 23 novembre 2011

Gli alimenti "light" - una vera trappola


Nella società moderna l’allungamento della vita media, la sedentarietà, l’alimentazione ipercalorica e soprattutto iperlipidica, lo scarso consumo di vegetali freschi e, quindi di fibra alimentare hanno favorito la crescita di insorgenze di malattie cronico-degenerative correlate all’alimentazione tra le quali obesità, malattie cardiovascolari e diabete.
 Modificare le abitudini alimentari non è sempre semplice; per questo, sebbene la migliore strada da percorrere sarebbe puntare a una sempre piu’ capillare divulgazione di linee guide per la pratica di una sana e corretta alimentazione, l’industria alimentare ha colto l’occasione per proporre una gamma di prodotti alimentari “alleggeriti” di specifici nutrienti.
Gli alimenti light sono prodotti alimentari a valore calorico ridotto rispetto ai loro equivalenti tradizionali. Le sostanze che solitamente vengono ridotte sono: grassi, zuccheri semplici, alcool e colesterolo. Per mantenere le qualità organolettiche (il sapore e la consistenza) bisogna aggiungere additivi: aromatizzanti, emulsionanti, gelificanti, dolcificanti o conservanti (questi ultimi sono necessari se l’alimento viene trattato effettuando una vera e propria diluizione dei nutrienti tramite aggiunta di acqua che lo rende piu’ deteriorabile sotto il profilo microbiologico).
 “L’ alleggerimento “ degli alimenti si può ottenere tramite :
  -  sostituzione dei grassi con proteine vegetali, amidi modificati (amidi che vengono trattati chimicamente e che influiscono sulla consistenza dell’alimento a cui vengono aggiunti) o altro;
  -  sostituzione del saccarosio con edulcoranti acalorici (additivi alimentari con azione dolcificante e potere calorico quasi nullo);
   - aggiunta di acqua;
   - aggiunta di aria, tecnologia che prende il nome di “insufflazione”.

Nello specifico i grassi vengono spesso sostituiti con un prodotto di natura proteica che prende il nome di SIMPLESSE con la capacità di conferire all’alimento la consistenza e la morbidezza tipica dei grassi ma con un apporto di solo 1-2 kcal/gr. contro le 9 kcal/gr. dei grassi.
Dal punto di vista nutrizionale i prodotti light possono sostituire alcuni cibi ricchi di grassi o zuccheri, ma solo un esperto può valutarne il reale vantaggio, dopo un esame complessivo dell’alimentazione quotidiana.
Il problema sta nell’evitare la trappola della parola light: una patatina fritta anche se “low fat” rimane sempre una patatina fritta.
Molte volte le caratteristiche intrinseche di un prodotto alimentare light ci porta a consumarne razioni considerevolmente superiori rispetto al medesimo prodotto alimentare “non light” con un conseguente aumento dell’introito calorico giornaliero.
Altra situazione potrebbe instaurarsi in associazione all’utilizzo di prodotti light, è la credenza errata che basti utilizzare tali prodotti alimentare per poter rimanere in forma trascurando le corrette linee guida per una sana e corretta alimentazione.
Ricordo inoltre che nonostante la riduzione del contenuto in grossa possa costituire un vantaggio dal punto di vista nutrizionale, i grassi costituiscono il veicolo attraverso cui sono assorbite le vitamine liposolubili e che l’acido linoleico e alfa-linolenico sono acidi grassi detti essenziali perché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli a livello endogeno e che quindi devono essere assunti con l’alimentazione in quanto indispensabili per il nostro benessere.
I prodotti light, quindi, possono essere utilizzati solo se in maniera attenta e intelligente ricordando che un formaggio anche se “light” rimane pur sempre un formaggio.

martedì 22 novembre 2011

Quella odiosa fame nervosa !!

Il nostro comportamento alimentare non sempre  risponde esclusivamente all'esigenza di mantenere l'equilibrio ottimale tra fabbisogno nutritivo e dispendio energetico, ma è determinato da una vasta gamma di fattori psicologici, come il piacere orale, e culturali. La funzione alimentare si presa ad essere strumentalizzata da diversi bisogni psicologici e, a volte, deviata dallo scopo primario della sopravvivenza.
Noi non assumiamo sostanze affettivamente indifferenti, ma cariche di diversi significati, a seconda del contesto e del modo in cui si compie l'atto del mangiare, a seconda del tipo di alimento consumato, del vissuto soggettivo strutturato nella storia personale nei confronti del cibo e del cibarsi. Il valore simbolico che attribuiamo al cibo, dunque, interferisce con la funzione alimentare del nostro organismo, impedendone lo svolgimento puramente razionale e connotando il comportamento di significati che vanno ben oltre lo scopo essenziale di mantenere in condizioni ottimali l'organismo.
E' facile riconoscere, inoltre, come il cibo sia investito dei significati del materno, essendo il primo mediatore psicologico della relazione madre-bambino. E non solo dei contenuti positivi dell'attività materna, quali gratificazione, sicurezza, accoglimento, fiducia, ma anche dei suoi aspetti negativi, come l'invasività e il potere, che annullano il senso di autonomia e di individualità del bambino.
Alla capacità simbolica della psiche umana, l'alimento dolce assume un vago sapore regressivo, rievocando sensazioni molto precoci dell'alveo materno; ed ecco che la carne, con la sua colorazione di sangue, richiama i livelli istintuali ed in particolare l'istinto aggressivo nella sua forma più primaria: il divoramento. Per contro, i vegetali ispirano il più ascetico diniego nei confronti delle nostre componenti animali, e non a caso sono utilizzati nelle pratiche di purificazione corporea, come il digiuno, non solo per le loro qualità oggettive ma anche per i loro significati simbolici.